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IL CASO DEL MESE

Socio di cooperativa e mancata impugnativa della delibera di esclusione

Articolo letto 695 volte, scritto il 28/02/2018 da Studio Cafasso

Duilio, socio lavoratore della società cooperativa Lambda, a seguito di contestata aggressione ad un superiore gerarchico nella società DELTA, veniva licenziato.Lo stesso socio lavoratore, pertanto impugnava il licenziamento ma non la deliberazione di esclusione dalla società e presentava ricorso giudiziario.
DELTA, ricevuto il ricorso, si rivolge al proprio legale di fiducia onde ottenere prospettazioni in ordine ai possibili sviluppi giudiziari del ricorso e soprattutto per comprendere se, in caso di dichiarata illegittimità del licenziamento, al socio lavoratore possa essere riconosciuta solo una tutela risarcitoria o anche la reintegrazione sul posto di lavoro.

 

CONTESTO NORMATIVO

Socio lavoratore di cooperativa: normativa di riferimento
Come noto, le cooperative di produzione e lavoro sono costituite allo scopo di svolgere un’attività economica organizzata in impresa utilizzando il lavoro dei soci.Secondo la normativa in vigore, una società cooperativa è quella società che nasce con un fine  mutualistico, vale a dire con lo scopo di fornire, innanzitutto agli stessi soci, beni o servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta.I soci lavoratori di cooperativa concorrono alla gestione dell'impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa; partecipano alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell'azienda;  contribuiscono alla formazione del capitale sociale e partecipano al rischio d'impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione; mettono a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa.Il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali. Dall'instaurazione dei predetti rapporti associativi e di lavoro in qualsiasi forma derivano i relativi effetti di natura fiscale e previdenziale e tutti gli altri effetti giuridici compatibili con la posizione del socio lavoratore, da altre leggi o da qualsiasi altra fonte.
Tra il socio lavoratore e la cooperativa si instaurano due distinti rapporti (legge 3 aprile 2001 n.142):un rapporto di tipo associativo e un rapporto di lavoro.Un rapporto di tipo associativo  si instaura con l'adesione del socio alla cooperativa e ed in virtù di tale rapporto egli acquisisce specifici diritti e doveri come quelli di concorrere alla gestione dell'impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa; di partecipare alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell'azienda; di contribuire alla formazione del capitale sociale e partecipando al rischio d'impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione; mettere a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa. Un  rapporto di lavoro  può essere stipulato dunque  in forma subordinata, autonoma o parasubordinata, con cui egli contribuisce al raggiungimento degli scopi sociali. In virtù di questo rapporto derivano in capo al socio diritto e doveri a seconda del tipo di contratto stipulato con la cooperativa stessa.
Con riferimento al rapporto di lavoro, sia autonomo che subordinato, vengono introdotte alcune specifiche garanzie.Il socio che viene inquadrato come lavoratore subordinato può beneficiare di un regolare trattamento contrattuale e previdenziale, come ogni lavoratore dipendente, e, ai sensi dell’art. 2 comma 1 della legge 142/2001, nei suoi confronti trovano applicazione le disposizioni dello Statuto dei lavoratori, con l’ esclusione dell’art. 18 della L. 300/70 ogni volta che venga a cessare, con il rapporto di lavoro anche quello associativo. In questo caso non potrà essere valutata la legittimità o meno del licenziamento ma sarà in ogni caso valutabile la legittimità dell’avvenuta perdita della qualità di  socio. Qualora la delibera di esclusione si fondi esclusivamente sull’intimato licenziamento troverà applicazione l’art. 18 St.lav., e pertanto la nullità o l’annullamento del licenziamento stesso (ove idonei a determinare la reintegra) comporteranno la ricostituzione del rapporto associativo. In seguito all’entrata in vigore della nuova disciplina sulle tutele legate ai licenziamenti illegittimi introdotta dal D. Lgs. n. 23/2015, la reintegra è prevista solo per i licenziamenti discriminatori e per i casi di insussistenza del fatto materiale per i licenziamenti disciplinari, essendo negli altri casi prevista esclusivamente una tutela risarcitoria.

 

 

La combinazione del rapporto associativo e di lavoro
In capo al socio lavoratore sussistono quindi più rapporti contrattuali  essendo il lavoro cooperativo il luogo di convergenza di più cause contrattuali.È sul piano degli effetti scaturenti dalla relazione tra i due rapporti, soprattutto nella fase estintiva, che si sono venute a determinare incertezze radicate nella giurisprudenza di merito e di legittimità che derivano dal differente peso che si assegna  alla specialità che il rapporto cooperativo esprime rispetto allo schema della subordinazione  che nel caso di specie affianca il rapporto sociale.
A seconda del peso infatti, maggiore o minore che si riconosca a ciascuno dei due rapporti, di lavoro e associativo che si giunge a conclusioni diverse in relazione  alla giustiziabilità del licenziamento del socio lavoratore.
Secondo l’impostazione originaria, nelle prestazioni di un socio di cooperativa di produzione e lavoro non era configurabile un rapporto di lavoro subordinato né di lavoro autonomo, ma nemmeno un rapporto di collaborazione (Cass., sez. un. 28 dicembre 1989, n. 5813).
Negli anni ’90 questa posizione veniva superata perché ritenuta insoddisfacente in un contesto in cui si espandeva il fenomeno della cooperativa spuria o fraudolenta, ove i soci lavoratori risultavano di fatto sotto-protetti. Anche per questa ragione, a diritto positivo invariato, i giudici prendevano ad affermare che la prestazione di lavoro del socio di cooperativa era equiparabile alle c.d. co.co.co. (Cass. 30 ottobre 1998, n. 10906).
Successivamente, con l’intervento del legislatore del 2001 (l. n. 142) si accoglieva la tesi dualistica già proposta in dottrina, per cui il socio lavoratore è parte di due rapporti con la cooperativa: al rapporto sociale si affiancava, infatti, l’“ulteriore e distinto” rapporto di lavoro. Infine, nel 2003 (con la l. n. 30) il legislatore modificava l’equilibrio fra i due rapporti, qualificando ancora il rapporto di lavoro come “distinto”, ma non più come “ulteriore” e precisando che il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l’esclusione del socio deliberati nel rispetto della legge e dello statuto della cooperativa (art. 5 comma 2 l. n. 142/2001).Descritti i tornanti principali del percorso storico della vicenda, le Sezioni Unite scelgono di dare rilievo determinante alla riforma legislativa del 2003, ritenendo che quest’ultima abbia definitivamente assegnato al collegamento giuridico fra i due rapporti contrattuali un carattere unidirezionale. In pratica, ferma l’impostazione dualistica imposta espressamente dal legislatore, si afferma che “il socio può non essere lavoratore”, viceversa “qualora egli perda la qualità di socio non può più essere lavoratore”. In tal modo i giudici prendono definitivamente posizione su un preliminare profilo di principio su cui la dottrina è divisa. Aderiscono, cioè, all’orientamento che pone enfasi sulla specialità del rapporto di lavoro del socio di cooperativa e dunque sulla prevalenza del rapporto associativo, piuttosto che all’orientamento che propugna la reciprocità del collegamento negoziale fra i due rapporti e il conseguente trasferimento dei vizi di un rapporto sull’altro.
La combinazione dei due rapporti, associativo e di lavoro, assume quindi la veste di collegamento necessario in quanto il legame dei due rapporti innesta per volontà del legislatore la funzione del lavoro cooperativo.

 

 

IMPLICAZIONI
Nella vicenda oggetto di approfondimentoDuilio, socio lavoratore della società cooperativa Lambda, a seguito di contestata aggressione ad un superiore gerarchico nella società DELTA, veniva licenziato.Lo stesso socio lavoratore, pertanto impugnava il licenziamento ma non la deliberazione di esclusione dalla società e presentava ricorso giudiziario.Come abbiamo avuto di sottolineare nel corso della trattazione in oggetto  il cospicuo  contenzioso alimentato dalla progressiva sotto protezione cui si sono trovati esposti i soci lavoratori, e l’espansione  del fenomeno della cooperativa spuria o fraudolenta hanno evidenziato l’insufficienza dell’impostazione tradizionale secondo la quale in relazione  alle prestazioni di un socio di società cooperativa di produzione e lavoro, non è configurabile non solo un rapporto di lavoro subordinato  o di lavoro autonomo  ma nemmeno un rapporto di collaborazione.
Si riteneva, infatti, che le prestazioni del socio lavoratore integrano adempimento del contratto di società, per l’esercizio in comune dell’imprese societaria, non riconducibili a due distinti centri di interessi,  trascendendo lo scopo dei soci dalla mera collaborazione in quanto appunto connotato dall’associazione.La tesi era avallata anche dalla Corte Costituzionale, la quale aveva osservato che a differenza del prestatore di lavoro definito dall’art. 2094 c.c. il socio lavoratore di una cooperativa di lavoro è vincolato da un contratto che, se da un lato lo obbliga a una prestazione continuativa di lavoro in stato di subordinazione rispetto alla società, dall’altro lo rende partecipe dello scopo dell’impresa collettiva e gli attribuisce poteri e diritti di concorrere alla formazione della volontà della società, di controllo sulla gestione sociale  e il diritto a una quota degli utili.
La cooperazione è caratterizzata infatti dall’utilità della prestazione lavorativa e l’esigenza di protezione del socio lavoro, contraente debole ha innestato la tendenza espansiva del diritto del lavoro che ha permeato il lavoro cooperativo di istituti e discipline propri di quello subordinato.
La dimensione  del lavoro ha acquisito rilevanza in quanto il rapporto tra socio lavoratore e cooperativa è sì stato qualificato come associativo ma anche come appartenente ad una categoria contigua e interdipendente a quella del lavoro subordinato  o parasubordinato.La cessazione del rapporto associativo, tuttavia, trascina ineluttabilmente quella del rapporto di lavoro. Sicchè il socio, se può non essere lavoratore, qualora perda la qualità di socio non può più essere lavoratore.Nella vicenda in oggetto il lavoratore impugnava il licenziamento ma non la deliberazione di esclusione della società e presentava pertanto ricorso giudiziario.
Qualora si impugni il solo licenziamento non si prescinde dall’effetto estintivo del rapporto di lavoro prodotto dalla delibera di esclusione: anzi proprio perché la delibera di esclusione, essendo efficace, produce anche l’effetto estintivo del rapporto di lavoro, destinato a rimanere immutato per mancanza d’impugnazione della fonte che l’ ha determinato si verifica un danno.

 

IPOTESI RISOLUTORIE SECONDO NORMA
Come abbiamo avuto modo di delineare nel corso della trattazione le Sezioni Unite della Cassazione hanno preso posizione sul licenziamento del socio lavoratore di cooperativa dopo un contrasto interpretativo relativo al problematico rapporto fra licenziamento e delibera di esclusione del socio lavoratore di cooperativa.Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27436 del 10.10.2017, pubblicata il 20.11.2017, hanno stabilito  infatti l'importante principio secondo cui il socio lavoratore di una cooperativa, escluso dalla stessa e licenziato, se intende ottenere la reintegrazione sul posto di lavoro, è tenuto ad impugnare sia la delibera di esclusione dal rapporto associativo sia il provvedimento di licenziamento mentre se si limita ad impugnare il solo licenziamento potrà ottenere unicamente la tutela risarcitoria stabilita dall'art. 8 della legge n. 604/1966.
In tal senso quindi i giudici di legittimità hanno sposato l’orientamento che pone enfasi sulla specialità del rapporto di lavoro del socio cooperativa e dunque sulla prevalenza del rapporto associativo.
Ad avviso della Corte infatti, la  mancata tempestiva impugnazione della delibera di esclusione del socio lavoratore, in presenza di impugnazione del solo licenziamento, travolge irrimediabilmente il rapporto di lavoro, quand’anche la delibera, ormai inoppugnabile, sia nel merito illegittima.
L’art. 2 della l. n. 142/2001, secondo cui quando i rapporti di lavoro e sociale cessino contestualmente l’art. 18 st . lav. non è  applicabile, è  dunque coerente e quindi deve essere interpretato alla luce dell’art. 5 comma 2 della medesima legge, alla luce del quale il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o con la delibera di esclusione del socio.I giudici di legittimità hanno dunque specificato che in caso di delibera di esclusione impugnata e dichiarata illegittima, si applica la tutela restitutoria di diritto comune, per cui possono essere ricostituiti sia il rapporto societario che l’ulteriore rapporto di lavoro e che le ragioni sostanziali che inducono una cooperativa a recedere dal rapporto di lavoro e sociale hanno rilievo solo in relazione all’indagine di merito circa la legittimità o meno dei due atti estintivi. Non incidono, invece, sul rapporto giuridico fra i rapporti cessati.
Alla luce dell’analisi svolta, infine,  la sentenza giurisprudenziale n. 27436/2017 esprime un solo principio di diritto, quello rilevante per la soluzione del caso concreto. Si afferma, infatti, che “in caso d’impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non è inibita dall’omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutoria”.

 

RISOLUZIONE
Alla luce delle premesse normative e delle considerazioni esposte in precedenza,  Duilio, socio lavoratore della società cooperativa Lambda, ha provveduto ad impugnare il licenziamento inflittogli ma non la deliberazione di esclusione dalla società e potrà pertanto ottenere unicamente la tutela risarcitoria stabilita dall’art. 8 della Legge n. 604/1966 e non anche la reintegrazione sul posto di lavoro.
Gli Ermellini con la sentenza a Sezioni Unite n. 27436/2017 hanno infatti risolto un annoso conflitto analizzando la tipologia del rapporto che lega il socio lavoratore alla compagine sociale specificando che questo si caratterizza per la sussistenza di due vincoli- associativo e di lavoro- fra loro posti in collegamento necessario con carattere, quanto meno nella fase di estinzione, "unilaterale", potendo il socio anche "non essere lavoratore", ma se perde la qualità di socio "non può più essere lavoratore".
La perdita della qualità di socio  infatti fa venire meno automaticamente la qualità di lavoratore, mentre la cessazione del rapporto di lavoro, quale ne sia la causa, non determina il venir meno del rapporto associativo.
Pertanto, ha stabilito la Corte che, in mancanza di impugnazione della delibera di esclusione, il socio non può domandare la ricostituzione del rapporto sociale e del rapporto di lavoro subordinato. L'effetto estintivo, in ogni caso, riguarda il diritto alla ricostituzione del rapporto, mentre rimane ferma la possibilità, impugnando il solo licenziamento, di ottenere una tutela risarcitorie- regolata dalla legge n. 604/1966- laddove l'atto di licenziamento  risulti illegittimo.

 


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