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In materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro il datore è responsabile dell'omessa formazione ed informazione dei propri dipendenti anche se gli stessi hanno una pluriennale esperienza nello specifico settore di attività

Articolo letto 1042 volte, scritto il 01/09/2014 da Studio Cafasso

Nella sentenza n. 21242 del 26 maggio 2014, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’esperienza del dipendente sui macchinari utilizzati non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di impartire la formazione specifica, né può essere sufficiente ad assolverlo da responsabilità in caso di infortunio.

Nella vicenda esaminata, la Corte di Appello, confermando la pronuncia emessa dal Tribunale, aveva condannato un datore di lavoro per il reato di lesioni colpose gravi, relative al danno causato ad un dipendente che, infortunatosi mentre operava su un apparecchio aziendale, aveva riportato diverse ferite con amputazioni.

Dall’istruttoria, era emerso che l’imputato non aveva adeguatamente formato il dipendente sull’utilizzo dell’attrezzatura di lavoro, sulla funzione del dispositivo di protezione, nonché sui pericoli connessi all’impiego del macchinario.

Per la Corte del merito, in caso di infortunio, qualora risulti provato che in azienda non sia stata svolta alcuna azione per sensibilizzare la problematica della sicurezza, oltre all’assenza di specifiche direttive sull’argomento, la consapevolezza del lavoratore della necessità di utilizzare i dispositivi di protezione non esclude la responsabilità dell’imprenditore.

Contro la decisione del merito, il datore di lavoro era ricorso in Cassazione.

Il ricorrente aveva precisato come lo stesso lavoratore avesse dichiarato di aver utilizzato per molti anni il macchinario e di aver ricevuto tutti gli strumenti antinfortunistici.

Investita della questione, la Suprema Corte ha sottolineato come il giudice del merito avesse preso atto che, dalla testimonianza resa dalla ispettrice Asl, in seguito alle indagini esperite in azienda, risultasse accertato che in azienda non fosse stata svolta alcuna attività formativa in favore del dipendente, al quale non erano state impartite istruzioni sulle caratteristiche del macchinario e sul funzionamento dei dispositivi di protezione, nonostante l’infortunato avesse affermato di essere consapevole che la rimozione degli accessori di protezione fosse pericolosa e di aver già utilizzato macchine simili, anche se meno veloci.

Dopo l’analisi dei fatti, la Corte di Appello aveva stimato il valore attribuibile alla conoscenza generica del lavoratore sulle modalità di utilizzo dell’apparecchio e sui connessi rischi, rilevando come tale conoscenza non possa, in alcun modo sostituire l’attività di formazione che il datore di lavoro è tenuto ad effettuare.

La Suprema Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità, in base alla quale il datore di lavoro ha l’obbligo di assicurare ai dipendenti una formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza e salute, con particolare riferimento alle postazioni di lavoro ed alle mansioni di appartenenza.

La funzione del suddetto adempimento è quella di render edotti i lavoratori sui rischi connessi alle proprie prestazioni, senza che tale obbligo possa essere escluso dalla circostanza della destinazione occasionale a mansioni diverse da quelle abituali.

A ciò si aggiunga che, sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, la normativa in materia prevede la formazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori, ovvero dei loro rappresentanti, tra le misure generali di tutela, distinguendole, dalla diversa ed ulteriore misura generale costituita dalle istruzioni adeguate ai dipendenti.

Dopo aver riepilogato il quadro legislativo di riferimento, la Cassazione ha chiarito che, in tema di tutela della salute e della sicurezza, l’apprendimento del dipendente, derivante dalle esperienze personali e dalle prassi di lavoro, non vale a surrogare le attività di informazione e di formazione che, necessariamente, devono essere formalizzate in ambito aziendale.

Conseguentemente, la prova dell’assolvimento degli obblighi di informazione e di formazione del lavoratore non può ritenersi fornita attraverso la dichiarazione con la quale il dipendente infortunato rilevi una personale pluriennale esperienza sull’uso dell’attrezzatura di cui trattasi.

Per tutti questi motivi, la Cassazione ha disposto il rigetto del ricorso dell’imprenditore.

 


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