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CIGS per ristrutturazione e riorganizzazione aziendale - Verifiche ispettive

Articolo letto 4633 volte, scritto il 02/09/2014 da Studio Cafasso

Come noto, la Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) è un’indennità erogata dall'INPS per integrare o sostituire la retribuzione di lavoratori di aziende che devono affrontare situazioni di crisi, ristrutturazione, riorganizzazione, conversione produttiva ecc.

Si tratta quindi di situazioni che possono dipendere da problemi della singola azienda, del settore merceologico o di un’intera economia e che, determinano un’eccedenza strutturale di personale.

A seguito dei mutamenti concernenti i processi produttivi delle grandi aziende, l’istituto della CIGS ha subito delle modifiche.

Ulteriori mutamenti in materia sono intervenuti a seguito dell’evoluzione legislativa; ci riferiamo alla delibera del CIPE n.96 del 15 novembre 2001, la quale ha attribuito al Ministero del lavoro la definizione dei criteri riguardo alla gestione degli interventi di trattamento straordinario di integrazione.

Con la nota n.9761 del 17 marzo scorso, il Ministero del Lavoro ha fornito ai propri ispettori le indicazioni operative su come effettuare le verifiche volte ad accertare la sussistenza dei requisiti per l’approvazione e la proroga dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, con particolare attenzione alla programmazione di attività formative.

  

Con il nostro elaborato cercheremo di analizzare in maniera approfondita la problematica concernente le verifiche ispettive riguardo alle ipotesi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, ponendo una particolare attenzione sulle possibili conseguenze relative agli esiti negativi delle verifiche.

  

Cassa integrazione guadagni straordinaria – Brevi cenni

Prima di addentrarci sul tema delle verifiche ispettive, riteniamo necessario soffermarci brevemente in quali casi è possibile ricorrere alla CIGS.

La CIGS viene richiesta nelle ipotesi di: ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione, crisi aziendale e procedure concorsuali.

In linea generale la CIGS spetta agli operai, impiegati, quadri, soci e non soci di cooperative di produzione e lavoro, lavoratori poligrafici e giornalisti, dipendenti da:

  • imprese industriali (comprese quelle edili e affini);
  • imprese cooperative e loro consorzi, che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici, per i dipendenti a tempo indeterminato;
  • imprese artigiane il cui fatturato nel biennio precedente dipendeva per oltre il 50% da un solo committente destinatario di CIGS;
  • aziende appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione le cui imprese committenti siano interessate da CIGS;
  • imprese appaltatrici di servizi di pulizia la cui impresa committente sia destinataria di CIGS;
  • imprese editrici di giornali quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazionale per le quali si prescinde dal limite dei 15 dipendenti;
  • imprese esercenti attività commerciali con più di cinquanta dipendenti;
  • agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici con più di 50 dipendenti;
  • imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti;
  • imprese del trasporto aereo, a prescindere dal numero di dipendenti;
  • imprese del sistema aeroportuale, a prescindere dal numero di dipendenti.

La CIGS non spetta, invece ai dirigenti, agli apprendisti, ai lavoratori a domicilio, agli autisti alle dipendenze del titolare d’impresa.

La procedura di attivazione della CIGS si articola in due fasi: una fase di consultazione sindacale e una fase amministrativa.

Ai fini della problematica analizzata, assume particolare importanza il D.M. datato 20 agosto 2002, n.31444, che segna un cambio di rotta riguardo ai criteri utilizzati ai fini dell’approvazione dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

In questo ambito ricade la recente nota n.9761 del 17 marzo 2014 del Ministero del Lavoro, con la quale vengono fornite indicazioni operative volte ad accertare la sussistenza dei requisiti di cui sopra.

La nota ministeriale ha ribadito la necessità dell’accertamento ispettivo in azienda, con l’obbligatorietà di acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori.

Nello specifico, il Dicastero ha comunicato di voler condurre dei controlli nelle imprese fruitrici di ammortizzatori sociali con programmi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, specificando che la verifica non si limiterà al controllo documentale del tipo di formazione dei lavoratori, ma presuppone l’accesso sul luogo di lavoro con acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori stessi.

Allo scopo di dare concreta attuazione al dettato normativo, con la nota ministeriale n.9761/2014, il Ministero del Lavoro distingue il concetto di riorganizzazione aziendale da quello di ristrutturazione.

 

Riorganizzazione aziendale

Per riorganizzazione devono intendersi i processi diretti a intervenire sulla struttura gestionale e organizzativa dell’azienda, in quanto finalizzati al recupero di efficienza, alla modifica degli impianti, per introdurre in azienda nuove tipologie produttive ovvero, aggiornare il layout degli impianti al fine di renderli più competitivi sul mercato.

Per quanto concerne i programmi di riorganizzazione aziendale, il Ministero pone l’accento sul fatto che gli ispettori sono tenuti a verificare che il programma di interventi sia volto a fronteggiare inefficienze della struttura gestionale per squilibri tra apparato produttivo, commerciale, amministrativo, come richiesto dall’art. 1 del DM n. 31444/2002.

Ai fini dell’approvazione dei piani industriali presentati dalle aziende che richiedono l’intervento della CIGS per riorganizzazione aziendale, le verifiche poste in essere si prefiggono lo scopo di accertare che il presupposto del programma di intervento sia costituito da “inefficienze gestionali” che siano collegate a un’esigenza di modifica e/o di rinnovazione dell’assetto gestionale e produttivo delle aziende.

Nella specie, gli accertamenti ispettivi saranno rivolti a verificare:

  • la presentazione da parte dell’azienda di un piano industriale contenente un programma di interventi volti a fronteggiare le inefficienze gestionali dovute ad uno squilibrio strutturale tra i comparti produttivo – commerciale – amministrativo. Il piano industriale va predisposto anche nell’ipotesi di ridefinizione dell’assetto societario e della struttura produttiva; inoltre deve contenere informazioni concernenti i nuovi investimenti produttivi da porre in essere, nonché le attività di formazione e riqualificazione professionale volte al recupero delle risorse umane;
  • il valore medio annuo degli investimenti per immobilizzazioni materiali e immateriali previsti nel piano industriale, relativi alle unità aziendali/stabilimenti interessati all’intervento, inclusi i costi per la formazione e riqualificazione di cui sopra;
  • la motivata connessione tra sospensioni dal lavoro e processo di riorganizzazione, con riguardo anche ai tempi di realizzazione. Al riguardo, rammentiamo che per i piani industriali di durata superiore a 12 mesi, il rapporto tra lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi non può essere inferiore al 30%;
  • la descrizione analitica delle modalità di copertura finanziaria degli investimenti programmati.

  

Ristrutturazione aziendale

Riguardo alla ristrutturazione, con questo termine il legislatore intende riferirsi alle situazioni aziendali per le quali sono previsti progetti industriali di rinnovamento dell’azienda, caratterizzati da investimenti significativi finalizzati, all’aggiornamento tecnologico degli impianti ovvero, alle modifiche dei processi produttivi.

Riguardo ai programmi di ristrutturazione aziendale, gli accertamenti dovranno essere finalizzati a verificare che il programma medesimo sia volto all'attuazione di interventi sui processi produttivi, ovvero, interventi di razionalizzazione, rinnovo, aggiornamento tecnologico, la cui preminenza - in termini percentuali - rispetto al complesso degli investimenti previsti, deve riguardare impianti fissi ed attrezzature direttamente impegnate nel processo produttivo, così come richiesto dall’art 4 del citato decreto ministeriale.

 

La formazione

Un altro requisito specifico, richiesto per entrambe le causali di CIGS (processi di riorganizzazione e processi di ristrutturazione) è che, l’ammontare degli investimenti previsti, riguardo alle unità interessate dall’intervento, sia superiore all’ammontare degli investimenti effettuati nel biennio precedente.

Il calcolo deve essere effettuato confrontando la media annuale degli investimenti (sia quelli della stessa tipologia che quelli di diversa tipologia rispetto a quelli programmati) e la media annuale degli investimenti programmati.

Per investimenti sono da intendersi le immobilizzazioni materiali e immateriali previste nel programma di intervento, inclusi i costi per la formazione e riqualificazione, comprensivi dei contributi pubblici sia nazionali che dei fondi UE.

Per quanto precede, l’attenzione degli ispettori deve rivolgersi, altresì, verso la programmazione delle attività formative.

Al riguardo, il Decreto Ministeriale n.3144/02 prevede che, il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi non possa essere inferiore al 30%, pertanto l’attività formativa deve coinvolgere almeno tre lavoratori su dieci sospesi.

Per quanto precede, gli ispettori devono soffermarsi e verificare:

  • la coerenza del tipo di formazione svolta con il programma presentato e con gli altri investimenti effettuati;
  • la collegabilità tra la formazione effettuata e le sospensioni.

Tale accertamento merita particolare attenzione soprattutto quando la formazione:

  • è svolta sul luogo di lavoro;
  • coinvolga un numero elevato di lavoratori fino al 100%.

Infatti la formazione svolta sul luogo di lavoro e con l’utilizzo dei mezzi di produzione è quella che più facilmente può prestarsi a pratiche elusive.

La verifica, nel caso di specie, per il Ministero del Lavoro, va fatta controllando sia le presenze dei lavoratori in azienda che le ore dedicate alla formazione (attraverso verifica del LUL o dei badge) e comparandole con quelle conguagliate a titolo di CIGS, per accertare se il lavoratore per quelle ore possa ritenersi effettivamente sospeso e posto in CIGS.

Importante è quindi la verifica della sospensione dell’attività produttiva e la sussistenza del percorso di formazione per apprendimento ed aggiornamento dei lavoratori.

In definitiva, il Ministero specifica che il controllo ispettivo non può limitarsi ad una verifica esclusivamente documentale ma presuppone sempre l’accesso sul luogo dì lavoro, con l’acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori coinvolti dai processi formativi perché è fondamentale verificare la presenza di una serie di requisiti tra cui, in via generale:

  • l'effettiva sospensione dei lavoratori dalle ordinarie attività lavorative;
  • l'effettiva esigenza delle sospensioni dal lavoro e la loro concreta attuazione;
  • il collegamento della formazione con il programma di ristrutturazione/riorganizzazione;
  • il numero dei lavoratori coinvolti nel fattività formativa.

Più in particolare, viene giustificata la formazione sul luogo di lavoro quando:

  • il lavoratore sia adibito a compiti o mansioni differenti da quelli cui è ordinariamente impiegato o agli stessi compiti o mansioni ma con l'utilizzo di nuove apparecchiature;
  • sussiste un progetto formativo che prevede una parte teorica ed un’applicazione pratica, fra loro collegate e connesse, ove previsto, alle nuove mansioni o all'utilizzo di nuove apparecchiature;
  • sussiste l'idoneità dei soggetti che svolgono il ruolo di formatore;
  • l’assistenza, durante la formazione, di un tutor (che sia un lavoratore già esperto nei nuovi compiti o mansioni o nell’utilizzo delle nuove tecnologie), di un istruttore o altra figura. Nella specie, non potrà darsi luogo a una nomina fittizia di una persona che svolga un compito totalmente diverso da quello attribuito o che non riesca a dedicare tempo utile all’attività formativa cui è deputato.

Ribadiamo che l’obiettivo è quello di evitare abusi e di accertare che l’attività produttiva sia realmente sospesa con riduzione della produzione.

Il percorso formativo deve essere, pertanto finalizzato esclusivamente all’aggiornamento ed all’apprendimento delle nuove tecnologie applicate e non certamente alla produzione ordinaria, in ragione della sospensione dell’attività Lavorativa.

  

Durata e decadenza

I processi di riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale che hanno quale scopo la ripresa dell’attività, hanno una durata di 24 mesi, prorogabili due volte per 12 mesi con due provvedimenti distinti ossia, nell’ipotesi di crisi aziendale, la durata massima sarà 12 mesi , prorogabili per ulteriori 12 mesi, nell’ipotesi di procedure concorsuali esecutive, la durata sarà 12 mesi prorogabili di ulteriori 6 mesi.

Riguardo a ciascuna unità produttiva i trattamenti straordinari erogati a qualsiasi titolo non possono eccedere i 36 mesi nell’arco di un quinquennio, computando in tale limite temporale anche i periodi di trattamento ordinario concessi per contrazioni e/o sospensioni determinate da situazioni temporanee di mercato.

Il decreto di concessione dell’intervento straordinario ha una durata di 12 mesi, pertanto la prosecuzione è subordinata all’esito positivo degli accertamenti di cui all’art.4, D.P.R. n.218/00.

Laddove l’accertamento ispettivo dia esito negativo, (si faccia l’ipotesi di investimenti non congrui, ovvero i tutor non svolgano adeguatamente le funzioni attribuite o, non si dia luogo ad alcuna formazione aziendale o, in tutti gli altri casi in cui gli ispettori ravvisino la mancata e regolare attuazione del programma) verrà revocato il trattamento di integrazione salariale previsto ed i casi più gravi (evidenti simulazioni o mancato acquisto e messa in opera delle attrezzature necessarie) verranno contestati come reati commessi ai danno dell’erario o dell’INPS per truffa, appropriazione indebita o false certificazioni e, con relativo recupero delle somme illegittimamente corrisposte.

Secondo un orientamento giurisprudenziale, l’eventuale decadenza dal trattamento non legittima, la sospensione dell’erogazione della retribuzione ai lavoratori.

Ad ogni modo, avverso il provvedimento di decadenza, per qualsiasi causa, è ammesso ricorso al Comitato provinciale di cui all’art.34, D.P.R. n.639/7026.

Il Comitato è composto da cinque rappresentanti dei lavoratori e da tre rappresentanti dei datori di lavoro designati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale, nonché da un rappresentante del Ministero del Lavoro e del Ministero del Tesoro.

Avverso i provvedimenti del Comitato è ammesso ricorso al TAR entro 60 giorni dalla notifica della decisione o dal 91° giorno dalla data di presentazione del ricorso amministrativo, in caso di mancata pronuncia, in alternativa, può essere avanzato ricorso al Capo dello Stato.

Le sentenze del TAR sono impugnabili con ricorso d’appello al Consiglio di Stato.

  

Come di consueto, il nostro è unicamente un documento di aggiornamento sulle problematiche e sugli sviluppi del mondo del lavoro con l’intento dell’analisi e del necessario approfondimento.

 Cordiali saluti

        Cafasso & Figli

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