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Trasferimento d’azienda e illegittimità del licenziamento

Articolo letto 37 volte, scritto il 15/03/2019 da Studio Cafasso

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 3186 del 4 febbraio 2019 ha chiarito che si configura l’ipotesi di manifesta insussistenza del fatto alla base del licenziamento, in caso di soppressione del posto di lavoro a seguito di fusione societaria.Il caso trae origine da un licenziamento intimato a una lavoratrice addetta alla gestione del servizio paghe per soppressione del posto di lavoro nell’ambito dell’atto di fusione con altra società che avrebbe assorbito, in tutto e per tutto, anche i compiti della lavoratrice.
La lavoratrice impugnava il licenziamento.
I giudici della Corte di Cassazione hanno rilevato come il licenziamento sia assolutamente in contrasto con quanto previsto dall’art. 2112 c.c., in base al quale “il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento”.Unica eccezione in cui è, comunque, possibile operare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, conseguente a un trasferimento d’azienda, si ha quando il provvedimento abbia fondamento nella struttura aziendale autonomamente considerata, non nella connessione con il trasferimento o nella finalità di agevolarlo.
Per la Suprema Corte, dunque, si applica la tutela reintegratoria “attenuata”, non piena, in considerazione del fatto che si tratta di un’ipotesi di manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento. Pertanto, l’indennità risarcitoria non può essere commisurata alle retribuzioni perse dalla data del licenziamento fino all’effettiva reintegra – come prevede la tutela reintegratoria piena – bensì un’indennità fino ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione globale di fatto.


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