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Risarcimento danni ulteriori derivati dal ritardo nella reintegra

Articolo letto 30 volte, scritto il 07/11/2019 da Studio Cafasso

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 25690 del 11 ottobre 2019, ha statuito che la    lavoratrice licenziata che attende più di due anni prima che il suo datore di lavoro si attenga all’ordine di reintegra in servizio emesso dal giudice, viene risarcita in base alle tabelle milanesi del danno non patrimoniale.
La Corte d’appello rideterminava il danno non patrimoniale sofferto dalla lavoratrice a causa della condotta datoriale illegittima e  precisava che la società non avesse ottemperato all’ordine giudiziale di reintegra se non con due anni di ritardo , costringendo peraltro la lavoratrice ad agire più volte in giudizio anche per ottenere il pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del recesso.
La Suprema Corte nel caso di specie ha statuito che  la lavoratrice licenziata ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale comprensivo  del danno alla salute psicofisica, della “situazione di stress e perdita di fiducia attestata dalla documentazione medica e dalle relazioni di consulenza”, una componente di danno definibile come “morale” per la “situazione di ulteriore mortificazione e compromissione della dignità della persona della lavoratrice così privata, nonostante l’ordine giudiziale, della possibilità di reinserirsi prontamente nel mondo lavorativo con l’evidente rischio anche di un logoramento della professionalità acquisita.


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