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Illegittimità del recesso aziendale - Termine per l'impugnativa del licenziamento in sede giudiziale

Articolo letto 52 volte, scritto il 14/02/2020 da Studio Cafasso

 La Corte di Cassazione  con la sentenza n. 395 del 13 gennaio 2020 ha  statuito che nell’ipotesi di licenziamento “ingiustificato”, nei confronti di un lavoratore che ricopre la qualifica di dirigente, non opera il doppio termine di decadenza stragiudiziale (60 giorni) e giudiziale (ulteriori 180 giorni) introdotto dal cd. “Collegato Lavoro” (L. n. 183/2020). Tale regime, infatti, è riservato unicamente in caso di licenziamento giudicato “nullo” in base a quanto previsto dall’art. 18, co. 1, dello Statuto dei Lavoratori (L. n. 300/1970).

Nella vicenda al vaglio della Corte  il Tribunale di Siena dichiarava l’illegittimità del recesso aziendale intimato dalla banca ad un dirigente  e condannava la società a corrispondere l’indennità supplementare pari a quindici mensilità retributive.La Corte D’Appello  riteneva che il termine per l’impugnativa del licenziamento in sede giudiziale di cui all’art. 6 l. 604/66, novellato nel 2010 ed ulteriormente modificato con l. 92/2012, decorresse non dalla ricezione da parte del datore dell’impugnativa stragiudiziale, ma dall’invio della stessa, a garanzia del lavoratore, che non doveva soggiacere ai rischi di un mancato recapito. Nella specie, essendo stata la domanda giudiziale proposta il 182° giorno successivo all’impugnazione stragiudiziale, la stessa doveva ritenersi tardiva e nulla competeva al lavoratore a titolo di indennizzo, dovendo essere restituite alla società le somme percepite in ottemperanza alla pronuncia del Tribunale.
La Corte di Cassazione accogliendo il ricorso presentato dal lavoratore ha chiarito che  il  regime decadenziale costituisce norma eccezionale insuscettibile di applicazione analogica. Pertanto, non sarebbe corretto ricondurre nella nozione di invalidità l’ipotesi dell’“ingiustificatezza” data la sua origine convenzionale e la tutela meramente risarcitoria per essa prevista dalla contrattazione collettiva e non dalla legge.

Secondo i Supremi Giudici, resterebbe, quindi, esclusa dal regime decadenziale di cui all’art. 32 del Collegato Lavoro la domanda avente ad oggetto l’accertamento della illegittimità del recesso per ingiustificatezza del licenziamento, con condanna del datore alla corresponsione dell’indennità supplementare. Al contrario, il doppio termine di decadenza del Collegato Lavoro sarebbe applicabile al dirigente che impugni il recesso per ottenere la reintegra, lamentando la nullità del licenziamento perché discriminatorio oppure perché determinato da motivo illecito oppure per un’altra della cause indicate dall’art. 18 comma 1 St.lav.


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