Italian  English  French 


Pignoramento stipendio: le novità introdotte dalla L. 132/15

Articolo letto 45389 volte, scritto il 04/12/2015 da Studio Cafasso

L’approfondimento in questione prende in esame la disciplina del pignoramento analizzando la procedura previgente all’entrata in vigore della legge 132/15, le novità introdotte dalla suddetta legge in vigore dal 27 giugno 2015 che  introducono  misure a sostegno del debitore, con particolare riferimento al pignoramento delle pensioni e delle somme depositate in conto corrente. Seguirà  l’esame analitico della procedura del pignoramento.

 

Limiti al pignoramento fino al 26 giugno 2015    

L’art. 545 c.p.c e l’art.2, D.P.R. n.180/50, hanno stabilito determinati limiti per il pignoramento di somme do­vute da privati a titolo di stipendio, di salario o di al­tre indennità relative al rapporto di lavoro.

Tali limiti  sono fino alla concorrenza di un terzo valutato al net­to di ritenute, per causa di alimenti dovuti per legge; fino alla concorrenza di un quinto valutato al net­to di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso gli altri enti, aziende e imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d’impiego o di lavoro; fino alla concorrenza di un quinto valutato al net­to di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle Province e ai Comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all’impiegato o salariato.

Se il pigno­ramento è relativo a somme dovute, al netto di rite­nute, per tributi dovuti allo Stato, alle Province e ai Comuni, il pignoramento non potrà essere superiore a:

-un decimo della retribuzione netta per importi fino a € 2.500,00;

-un settimo della retribuzione netta per impor­ti superiori a € 2.500,00 e non superiori a € 5.000,00;

-un quinto della retribuzione netta, come previ­sto già dal co.4, art.545 c. p. c., se il debitore per­cepisce stipendi o salari superiori a € 5.000,00.

Il pignoramento deve essere effettuato su tutte le competenze erogate al lavoratore, al netto delle trattenute previdenziali e delle ritenute fiscali. Sono da considerarsi soggette le somme erogate a titolo di:

-mensilità aggiuntive;

-competenze ultramensili quali premi o bonus;

-il trattamento di fine rapporto;

-le indennità sostitutive del preavviso.

Non sono invece soggetti a pignoramento gli impor­ti erogati a titolo di assegno per il nucleo familiare, fatto salvo il caso in cui il credito oggetto di pigno­ramento sia un credito per alimenti a favore di co­loro per i quali gli assegni sono corrisposti (ad es. ex coniuge, figli, etc.). Lo stesso vale per le somme corrisposte a titolo di rimborso per spese anticipate dal lavoratore, ma sostenute in nome e per conto del datore di lavoro (per viaggio, alloggio e vitto in occa­sione di trasferte che non hanno natura retributiva).

Con le ultime novità legislative è stato imposto il pagamento dei redditi da lavoro o da pensione superiori all’importo mensile di € 1.000,00 esclu­sivamente con accredito su conti correnti banca­ri o postali, libretti di deposito, carte prepagate, carte istituzionali e ciò ha reso necessario estendere i limiti al pignoramento per risolvere il problema della pignorabilità indiscrimina­ta degli emolumenti provenienti da crediti di lavoro e pensionistici, una volta che sono stati depositati sul conto corrente.

 

I limiti al pignoramento dal 27 giugno 2015

L’art.13, D.L. n.83/15, ha  aggiunto all’art.545 c.p.c. tre nuovi commi.

La quota non pignorabile è pari alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà, ossia, per l’anno 2015, € 672,78 (dato da € 448,52 + € 224,26).

 La parte eccedente tale ammontare è pi­gnorabile nei limiti ordinari previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Per quanto concerne le somme dovute a titolo di sti­pendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, occorre distinguere il momento in cui viene effettuato il pignoramento:

-quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, ossia se la somma è già stata ero­gata dal datore di lavoro ed è stata depositata sul conto corrente prima del pignoramento, l’impor­to pignorabile è quello eccedente il triplo dell’as­segno sociale, ossia, per l’anno 2015, € 1.345,56 (dato da € 448,52 x 3);

-quando l’accredito ha luogo alla data del pigno­ramento o successivamente, ossia la somma deve ancora essere erogata dal datore di lavoro, le predette somme possono essere pignorate nei limiti ordinari indicati in precedenza.

Il pignoramento ese­guito in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti è parzialmente inefficace e la sua inefficacia non deve essere espressamente richiesta in giudizio dal ricorrente, ma può essere rilevata dal giudice anche d’ufficio.

In caso di concorso di più trattenute per il datore di lavoro, quale terzo erogatore i limiti da applicarsi sono i seguenti:

-per la cessione del credito il limite è di massimo un quinto dello stipendio;

-per il pignoramento il limite è di massimo un quinto dello stipendio; un terzo se riguarda cause per alimenti;

 -in caso di concorso tra pignoramenti il limite  è di massimo un quinto dello stipendio; fino alla metà se riguarda cause per alimenti;

- in caso di concorso tra pignoramenti e cessioni è il seguente: se preesiste la cessione, il limite è della

metà; se preesiste il pignoramento il limite è di due quinti (in ogni caso non oltre la metà dello stipendio);

-in caso di concorso tra pignoramenti e delegazioni il limite è di massimo metà dello stipendio;

-  in caso di concorso tra cessione e delegazione il limite è di massimo metà dello stipendio.

 

Procedura del pignoramento

Il datore di lavoro, nella procedura di pignoramento risulta essere il terzo pignorato. Il pignoramento presso terzi è l’atto con il quale si in­giunge il terzo pignorato (nel caso di specie, il datore di lavoro) a non compiere alcun atto dispositivo sulle somme da lui dovute al debitore.

Il creditore una volta ottenuto il c.d. titolo esecutivo (ad esempio decreto ingiuntivo o sentenza), con il quale è stato accertato l’esatto ammontare del proprio credito, deve  notificare al debitore il titolo esecutivo unita­mente al precetto, vale a dire l’atto con il quale viene diffidato il debitore ad adempiere al pagamento di quanto dovuto entro 10 giorni.

Il pignoramento, dunque, ha luogo allorché il debito­re, decorsi vanamente i 10 giorni previsti dal precet­to, non abbia adempiuto alla propria obbligazione.

Dal giorno in cui l’atto di pignoramento viene noti­ficato dall’ufficiale giudiziario (ovvero dall’incaricato del servizio postale), il datore di lavoro è soggetto – relativamente alle cose e alle somme da lui dovute al debitore e nei limiti dell’importo del credito pre­cettato aumentato della metà – agli obblighi che la legge impone al custode, che impone il custodimento di un importo pari al valore del credito maggiorato di un ulteriore 50% per interessi, rivalutazioni e spese legali.

 

 

Spunti riflessivi

L’acuirsi della crisi globale che ci vede protagonisti ha reso necessaria  anche una riforma della disciplina del pignoramento dello stipendio e delle pensioni improntata ad un’adeguata tutela del fondamentale diritto dei pensionati di veder  garantiti mezzi adeguati al mutamento delle esigenze di vita.

Il legislatore da un lato e i giudici dall’altro con specifiche pronunce in merito, hanno  fatto fronte a tale esigenza con l’obiettivo di garantire al pensionato i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita (art. 38 Cost.).

Tale finalità  risulta essere  ancora più marcata dopo l'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, efficace dal 1° dicembre 2009 (data in cui è entrato in vigore il Trattato di Lisbona), che, all'art 34, terzo comma, ha  garantito il riconoscimento del diritto all'assistenza sociale al fine di assicurare un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti.


Commenta la notizia



Effettua la log-in e accedi al pannello a te riservato.


Resta sempre aggiornato sul mondo di Cafasso e Figli