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Partita IVA cessata i compensi in dichiarazione sono redditi diversi

Articolo letto 36 volte, scritto il 04/09/2020 da Studio Cafasso

L’Agenzia delle Entrate con la  risposta ad interpello n. 299 del 2 settembre 2020, ha sancito  che il compenso percepito dal contribuente quando ormai non svolge più la sua attività professionale in maniera abituale, avendo chiuso la partita IVA, debba essere dichiarato come reddito diverso,In particolare un professionista che nel 2017 chiudeva la partita IVA in regime dei minimi e trasferiva la residenza all’estero faceva presente che, a fine 2019, gli erano stati liquidati alcuni crediti relativi ad un patrocinio esercitato a spese dello Stato, per i quali aveva emesso regolare fattura. Tali somme, che sono state liquidate dopo la cessazione dell'attività, erano riportate nella CU 2019 come redditi di lavoro autonomo. Tuttavia, il contribuente evidenziava di non poter inserire tale importo nel quadro LM del Modello Redditi Persone fisiche 2020 in assenza di una partita IVA attiva.
Ciò, in quanto, al momento dell’incasso del compenso, non era possibile riscontrare in capo al contribuente il requisito soggettivo dell'abitualità che è alla base delle attività di lavoro autonomo, così come previsto all’articolo 53, comma 1, del Tuir.Tale norma, infatti, definisce l’abitualità come elemento qualificante dell'esercizio della professione di attività di lavoro autonomo anche non esclusiva, che è alla base del concetto di lavoro autonomo, ossia di uno svolgimento caratterizzato da regolarità, stabilità e continuità, così da distinguerlo dal lavoro svolto in modo occasionale di cui all'articolo 67, comma 1, lettera l), del TUIR.
Pertanto, l’Agenzia ha chiarito che  il compenso percepito quando non si svolge più lavoro autonomo deve essere dichiarato come reddito diverso.


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