Italian  English  French 


Sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro per i lavoratori fragili

Articolo letto 74 volte, scritto il 08/09/2020 da Studio Cafasso

Il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno emanato la circolare congiunta n. 13 del 4 settembre 2020 sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro, in relazione al contenimento del rischio di contagio da SARS-CoV-2 con particolare riguardo alle lavoratrici e ai lavoratori fragili, in presenza di patologie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche.
 I Dicasteri demandano al medico competente e ai servizi ispettivi degli enti pubblici e degli istituti specializzati l’accertamento della idoneità all’espletamento della mansione.

Nell’attuale fase, continua a rilevarsi fondamentale la sorveglianza sanitaria per il miglioramento continuo e il mantenimento dell’efficacia delle misure di contenimento, integrando anche un valido sistema di verifica della presenza di condizioni di fragilità di lavoratori e lavoratrici dipendenti, demandando al medico competente e ai servizi ispettivi degli enti pubblici e degli istituti specializzati l’accertamento della idoneità all’espletamento della mansione.Il  concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico.

Istruzioni operative

Ai lavoratori e alle lavoratrici deve essere assicurata la possibilità di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio di da SARS-Co V-2, in presenza di patologie con scarso compenso clinico come malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, con documentazione medica attestante la relativa patologia.

Ai fini della valutazione della condizione di fragilità, il datore d lavoro dovrà fornire al medico incaricato che emetterà il giudizio una dettagliata descrizione della mansione svolta e della postazione di lavoro del dipendente, nonché le informazioni relative all’integrazione del documento di valutazione del rischio.

E’ opportuno che le visite si svolgano in un’infermeria aziendale o ambiente idoneo. Inoltre, possono ancora essere differibili, previa valutazione del medico incaricato, la visita medica periodica e la visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro.

 Eespletamento della visita medica

Le eventuali richieste di visita medica dovranno essere corredate della documentazione medica relativa alla patologia diagnostica, a supporto della valutazione del medico competente.

Anche laddove i datori di lavoro, ai sensi dell’art. 18, co. 1, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008, non sono tenuti alla nomina del medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria, dovrà essere assicurata al lavoratore la possibilità di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio da COVID-19, in presenza di patologie con scarso compenso clinico.

In quest’ultimo caso, ferma restando la possibilità per il datore di lavoro di nominare comunque il medico competente, in base alla valutazione del rischio, ai fini della massima tutela dei lavoratori fragili, il datore di lavoro potrà invitare il lavoratore a visita presso enti pubblici e istituti specializzati di diritto pubblico, tra i quali:

  • l’INAIL, che ha attivato una procedura specifica per tale tutela, avvalendosi delle proprie strutture territoriali;
  • le aziende sanitarie locali;
  • i dipartimenti di medicina legale e di medicina del lavoro della università.

 

Ai fini della valutazione della condizione di fragilità, il datore di lavoro dovrà fornire al medico incaricato di emettere il giudizio, che consiste in una dettagliata descrizione della mansione svolta dal lavoratore e della postazione/ambiente di lavoro dove presta l’attività, nonché le informazioni relative all’integrazione del documento di valutazione del rischio, in particolare con riferimento alle misure di prevenzione e protezione adottate del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020.

All’esito di tale valutazione, il medico esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio da COVID-19, riservando il giudizio di non idoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative.


Commenta la notizia



Effettua la log-in e accedi al pannello a te riservato.


Resta sempre aggiornato sul mondo di Cafasso e Figli