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Infortunio sul lavoro: responsabilità del datore di lavoro di fatto

Articolo letto 50 volte, scritto il 09/09/2020 da Studio Cafasso

La Suprema Corte con sentenza n. 23947 del 14 agosto 2020, ha confermato la condanna per lesioni personali colpose comminata al legale rappresentante di una Srl a seguito dell’incidente sul luogo di lavoro occorso ad un proprio dipendente.Nella vicenda al vaglio della Corte il dipendente si era infortunato mentre era intento ad eseguire delle operazioni di spostamento di una saldatrice tramite un muletto, dal quale aveva perso l'equilibrio ed era caduto a terra, venendo investito dal predetto mezzo.
La Corte di Appello ha ribadito che il datore di lavoro - quale responsabile della sicurezza dell'ambiente di lavoro - è tenuto a dare ai lavoratori una formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza e di salute, fornendo specifiche informazioni sulle modalità di svolgimento delle attività lavorative e sull'uso dei macchinari e quindi ad eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti.
In mancanza di tali requisiti, il datore risponde, come nella specie, dell'infortunio occorso al prestatore di lavoro.
Gli Ermellini hanno precisato che l'abnormità della condotta del lavoratore, tale da escludere la responsabilità del datore di lavoro, non coincide con la mera imprudenza o disattenzione nello svolgimento delle lavorazioni.
L’abnormità – ha continuato la Corte - postula che il comportamento si svolga al di fuori dell'ambito delle mansioni assegnate ovvero che, pur collocandosi nell'alveo di esse, risulti radicalmente avulso da un'avventatezza prevedibile - e dunque evitabile - nelle operazioni.
Il comportamento del lavoratore, dunque, può ritenersi "abnorme" - e come tale non suscettibile di controllo da parte delle persone preposte all'applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro - allorché provochi l'infortunio ponendo in essere, colposamente, un'attività del tutto estranea al processo produttivo o alle mansioni attribuite, realizzando in tal modo un comportamento "esorbitante" rispetto al lavoro che gli è proprio, assolutamente imprevedibile (ed evitabile) per il datore di lavoro.


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