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Licenziamento del dipendente in malattia e abuso dell'auto aziendale

Articolo letto 1962 volte, scritto il 20/02/2015 da Studio Cafasso

In materia di licenziamento per giustificato motivo soggettivo, la Corte di Cassazione con sentenza n.344 del 13 gennaio 2015, ha statuito la piena legittimità del provvedimento espulsivo nei riguardi del lavoratore che durante lo stato di malattia si sottrae alle fasce orarie di reperibilità, mentre l'auto aziendale concessagli come benefit risulta in circolazione nel periodo di assenza dal servizio per la patologia denunciata.

Si evince come la fattispecie sottoposta ai giudici di legittimità non riguarda il licenziamento del lavoratore assente per malattia e risultato non reperibile al proprio domicilio in occasione della visita medica di controllo durante le fasce orarie di reperibilità, bensì ha ad oggetto il licenziamento del lavoratore che durante l’assenza per malattia, ha usato l’autovettura aziendale concessagli in benefit e come risulta da sua stessa dichiarazione, ha effettuato i rifornimenti di carburante in orari compresi nelle fasce orarie di reperibilità, vanificando i controlli medici, ove fossero stati eventualmente attivati.

In particolare, la Corte territoriale ha ritenuto che la sottrazione del lavoratore agli obblighi di reperibilità, ostativa ai controlli della società sul suo stato di malattia e l’abnorme utilizzazione, sia pure da parte del coniuge, dell’autovettura in benefit per lunghe percorrenze in periodi di sospensione del rapporto del marito, fossero ben qualificabili alla stregua di una giusta causa di recesso.

La Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza di primo grado, ha escluso la sussistenza di una giusta causa di recesso, ritenendo configurato, invece, il meno grave giustificato motivo soggettivo, a ragione del quale, il datore di lavoro avrebbe dovuto corrispondere al dipendente estromesso l’indennità di mancato preavviso.

Analizzando il caso, giunto successivamente al vaglio della Suprema Corte, gli Ermellini hanno ritenuto fondate le ragioni disciplinari specificamente contestate dalla Società datrice e individuate nell’abuso palese della concessione del benefit dell’autovettura aziendale in quanto usata in modo abnorme, per lunghe percorrenze, in periodi in cui il rapporto era sospeso per malattia” (come appunto oggetto di dettagliata lettera di contestazione, con puntuale indicazione dei periodi di assenza del lavoratore per malattia, dei rifornimenti di carburante compiuti e dell’entità di chilometri, oltre 4.000, assolutamente ingiustificabile in periodo di malattia), rendendo, oltretutto, “impossibili i controlli che il datore di lavoro avrebbe potuto richiedere” in tali periodi di malattia per assenza dalla propria abitazione, ciò che pure è stato oggetto di specifica contestazione datoriale nella suddetta lettera.

A fronte di ciò, prosegue il pensiero dei giudici, appare priva di fondatezza l’argomentazione del ricorrente intesa a sostenere insistentemente che il benefit era stato concesso al dipendente per uso “promiscuo” dell’autovettura, non potendosi porre in dubbio come una tale argomentazione non rilevi in relazione a periodi così lunghi di assenza per malattia, in cui il numero abnorme di chilometri percorsi risponde ad un uso “esclusivo per ragioni non di ufficio”, né in alcun modo giustificabile, a fronte dell’obbligo del lavoratore di non allontanarsi dall’abitazione ed anzi, in aperta contraddizione con esso.

Per quanto precede, la Suprema Corte ha ritenuto pienamente fondata la sentenza di secondo grado secondo la quale il comportamento accertato integra pienamente gli estremi del giustificato motivo soggettivo essendo il lavoratore venuto meno agli obblighi contrattuali di buona fede e diligenza.

 


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