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E' possibile beneficiare degli incentivi all'occupazione unicamente con istanza regolare

Articolo letto 1074 volte, scritto il 31/03/2015 da Studio Cafasso

Non può fruire degli incentivi all’occupazione l’imprenditore che non ha regolarizzato la relativa domanda nel termine indicato dall’Ufficio finanziario.

È quanto emerge dalla sentenza 28 gennaio 2015 n. 1555 della Corte di Cassazione.

Nella specie, gli Ermellini hanno dato ragione all’Agenzia delle Entrate rispetto al recupero del credito d’imposta fruito da un imprenditore calabrese, in ragione dell’incremento occupazionale.

Il giudice dell’appello ha annullato l’atto di recupero ritenendo ininfluente che la domanda di fruizione del credito d’imposta fosse stata presentata oltre il termine dei trenta giorni dall’assunzione dei lavoratori (due unità) e che il contribuente non avesse integrato la stessa nel termine indicato dall’Ufficio finanziario.

Ebbene, la Suprema Corte ha cassato il verdetto della Commissione Tributaria Regionale della Calabria ritenendo applicabile alla fattispecie il principio di diritto secondo il quale, “in tema di agevolazioni tributarie, ai fini dell'attribuzione alle piccole e medie imprese che assumano nuovi dipendenti del credito d'imposta previsto dall'art. 4 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, l'inottemperanza all'invito dell'ufficio finanziario di completare, nel termine di 15 giorni, con gli elementi prescritti, la richiesta del contribuente costituisce causa di non riconoscimento del beneficio, secondo quanto stabilito dall'art. 6, comma terzo, del d.m. 3 agosto 1998, n. 311, atteso che una siffatta norma è diretta espressione del potere, demandato al Ministro delle finanze dall'art. 4, comma sesto, della legge in parola, di stabilire con D.M. le procedure di controllo, prevedendo ‘specifiche cause di decadenza dal diritto di credito’, e trova la sua ‘ratio’ nell'esigenza di definire entro un tempo determinato l'inerente onere finanziario, altrimenti sospeso ‘ad libitum’”.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, gli Ermellini hanno deciso la causa nel merito, in senso favorevole al Fisco, pertanto il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

 


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